Imparare a imparare

Fate ogni cosa molto lentamente

Non è mia intenzione di “insegnarvi qualcosa”, ma mettervi in grado di imparare col vostro particolare passo di comprensione e di azione. Il tempo è il mezzo più importante per l’apprendimento. Per rendere capace chiunque, senza eccezione, di imparare, ci dovrebbe essere abbondanza di tempo per tutti affinché possano assimilare l’idea del movimento come pure la possibilità di abituarsi alla novità della situazione. Ci dovrebbe essere tempo sufficiente per percepire e organizzare se stessi. Nessuno può imparare se gli viene messa fretta. Ad ogni movimento, perciò, deve essere assegnato un tempo sufficiente affinché possa essere ripetuto un certo numero di volte. Così ripetere il movimento tante volte quante vanno bene per voi durante il tempo a disposizione.

Quando si diventa familiari con un’azione, la velocità aumenta spontaneamente, come pure la forza. Questo non è così ovvio come potrebbe sembrare.

Il movimento efficiente o una prestazione di qualsiasi tipo si raggiunge sradicando ed eliminando lo sforzo parassitico e superfluo. Il superfluo è altrettanto cattivo dell’insufficiente, e inoltre ha un costo maggiore.

Nessuno può imparare ad andare in bicicletta o a nuotare senza avere a disposizione il tempo necessario per assimilare le cose essenziali, per respingere gli sforzi non voluti e non necessari che i principianti mettono in atto nella loro ambizione di non voler sembrare o di sentirsi inadeguati di fronte a se stessi.

L’azione veloce all’inizio dell’apprendimento, è sinonimo di sforzo e confusione che, insieme, rendono l’apprendimento una fatica spiacevole.

 

Cercate la sensazione piacevole

Il piacere rilassa la respirazione e la rende semplice e facile. La lotta eccessiva per cercare di migliorare impedisce l’apprendimento. E’ meno importante imparare nuove abilità di padroneggiare il modo di apprendere nuove abilità. Arriverete ad acquisire nuove abilità come una ricompensa per la vostra attenzione. Sentirete di meritare la abilità che avete acquisita, e questo aggiungerà soddisfazione alla sensazione piacevole.

 

Non “cercate” di far bene

Mettercela tutta significa che in qualche modo la persona sa che a meno che non faccia uno sforzo maggiore e si applichi con più fatica non raggiungerà il suo traguardo. La convinzione interna di una inadeguatezza essenziale è alla radice del bisogno di cercare di farcela mettendoci tutte le proprie forze, perfino durante l’apprendimento. Solamente quando abbiamo imparato a scrivere fluentemente e piacevolmente possiamo scrivere alla velocità che più ci piace, o con una grafia più gradevole. Ma “cercare” di scrivere più velocemente rende la scrittura illeggibile e brutta. Imparate a fare bene, ma non cercate di farlo. (Cioè non lottate per farlo). L’espressione del nostro viso nel mettercela tutta tradisce la convinzione interna di essere incapace o di non essere abbastanza bravo.

 

Non cercate di fare di “bei” movimenti

Una esecuzione è bella da vedere quando la persona dirige se stessa armoniosamente. Questo significa che nessuna parte di se stessa è diretta verso un lavoro che non sia quello che si sta eseguendo. L’intenzione di fare dei bei movimenti quando si sta imparando introduce disarmonia. Una parte dell’attenzione è fuorviata, e questo introduce l’autocoscienza invece della consapevolezza. Tutte le parti di noi stessi dovrebbero cooperare al raggiungimento finale solo nella misura in cui è utile. Un’azione diventa bella quando non facciamo nient’altro che l’azione. Ogni cosa che facciamo in più e oltre ciò, o al di sotto, distrugge l’armonia.

Posiamo trasformare l’impossibile in qualcosa di fattibile, il difficile in facile, bello da vedersi e piacevole da farsi.

 

Insistete sul movimento facile, leggero

Generalmente noi impariamo il modo difficile di fare le cose. Ci è stato insegnato che cercare di mettercela tutta è una virtù utile nella vita, e siamo stati fuorviati a credere che mettercela tutta è una virtù anche quando stiamo imparando. Perciò possiamo vedere come un principiante, ch cerchi di imparare ad andare in bici o a nuotare o di acquisire una qualsiasi abilità, faccia molti sforzi inutili si stanchi presto.

L’apprendimento ha luogo attraverso il nostro sistema nervoso, che è strutturato in modo tale da individuare e selezionare, tra le prove e gli errori che facciamo, le prove più efficienti. Così noi eliminiamo gradualmente i movimenti senza scopo sino a che troviamo un corpo sufficiente di componenti intenzionali e corretti del nostro sforzo finale. Questi devono essere nella direzione e nel tempo giusto nello stesso istante. In breve: noi impariamo gradualmente a sapere qual è la mossa migliore. Così comincia ad esserci chiaro che muovere il manubrio in modo da girare la ruota davanti in direzione verso cui tendiamo a cadere ci permette di stabilizzare l’andatura della bici… Noi sentiamo le differenze e selezioniamo il buono dall’inutile: cioè noi differenziamo.

Senza distinguere e differenziare noi perpetuiamo, e possibilmente accorpiamo, i movimenti buoni e quelli cattivi in ordine casuale così come vengono e facciamo poco o nessun progresso malgrado la nostra diligente insistenza.

 

E’ più facile distinguere le differenze quando lo sforzo è leggero

Tutti i nostri sensi sono fatti in maniera tale da poter distinguere minute differenze quando essi sono anche solo leggermente stimolati. Se sto trasportando un carico pesante (diciamo un frigorifero) sulla mia schiena, non potrò accorgermi della scatola di fiammiferi che viene aggiunta al carico, né mi renderò conto se essa viene tolta. Qual è in effetti, il peso che deve essere aggiunto o rimosso affinché possiamo essere consapevoli che è avvenuto un cambiamento nello sforzo? Per gli sforzi muscolari o per il nostro senso cinestetico, questo peso è circa un quarantesimo (1/40)) dello sforzo di base in un sistema nervoso buono. Nel trasportare 20 kg possiamo distinguere una variazione di ½ Kg. E tutti possono dire a occhi chiusi quando una mosca si posa su un sottile pezzo di legno come un fiammifero o su una pagliuzza che reggiamo, o quando si alza nuovamente in volo.

In breve: più ridotto è lo sforzo e più sarà anche la nostra differenziazione (cioè: la mobilitazione dei nostri muscoli in conseguenza delle nostre sensazioni). Più leggero sarà lo sforzo che faremo e più rapido sarà il nostro apprendimento di qualsiasi abilità; e il livello di perfezione che possiamo raggiungere va di pari passo con la sottigliezza di percezione e di differenziazione che otteniamo. Noi smettiamo di migliorare quando non sentiamo differenza nello sforzo fatto o nel movimento.

 

L’apprendimento e la vita non sono la stessa cosa

Nel corso della nostra ita noi possiamo essere chiamati a fare degli sforzi enormi, certe volte superiori a ciò che crediamo di poter fare. Queste sono situazioni nelle quali non dobbiamo prestare attenzione a ciò che lo sforzo enorme comporta. Spesso dobbiamo sacrificare la nostra salute, l’interezza dei nostri arti col corpo, per salvarci la vita. Ovviamente, in questi casi, dobbiamo essere capaci di agire velocemente e con forza. La questione è: non dovremmo essere meglio equipaggiati per simili emergenze rendendo i nostri sforzi più efficienti in generale, e così essere in grado di affaticarci meno e raggiungere i nostri propositi in modo economico?

L’apprendimento deve essere lento e variato nello sforzo fino a che gli sforzi parassitici sono estirpati; allora avremo poca difficoltà nell’agire rapidamente e potentemente.

 

Perché preoccuparsi di essere cosi efficienti?

Perché darsi la pena di imparare a migliorare? Il problema sta nel fatto che l’energia non può essere distrutta; essa può solo essere trasformata in movimento, o in un’altra forma di energia.

Che cosa, allora, accade, alla energia che non può essere trasformata in movimento? Ovviamente non va perduta, ma rimane da qualche parte nel corpo. In realtà è trasformata in calore con un logorio e danneggiamento dei muscoli (muscoli strappati, catarro muscolare) e dei legamenti e delle superfici interarticolari delle nostre giunture e vertebre. Fintantoché siamo abbastanza giovani, il potere di guarigione e di recupero del nostro corpo è sufficiente per riparare il danno causato dagli sforzi inefficienti, ma questo è ottenuto a spese del nostro cuore e del meccanismo di depurazione dell’organismo. Ma questo potere di autoguarigione decresce, perfino a un’età non tanto avanzata come quella di mezzo, quando noi abbiamo appena cominciato ad essere adulti, ed esso diventa indolente molto presto da lì in poi.

Se non abbiamo imparato l’azione efficiente siamo candidati a incontrare fastidi e dolori e una crescente inabilità a fare ciò che ci piacerebbe fare.

Il movimento efficiente è anche piacevole da farsi e bello da vedersi, ed esso infonde quella meravigliosa sensazione di far bene ed è, in ultima analisi, soddisfacente esteticamente.

 

Non concentratevi

Non concentratevi se la concentrazione significa per voi dirigere la vostra attenzione ad un solo particolare punto importante con tutta la vostra abilità. Questa è una specie particolare di concentrazione, che può essere utile come esercizio, ma raramente lo è in una occupazione e abilità normale.

Supponete di giocare a pallacanestro e di concentrarvi al massimo sul canestro: non potrete mai avere il tempo e la possibilità di farlo a meno che non siate soli di fronte al canestro. Quando ci sono due squadre che giocano, il momento del lancio della palla è un corto e fuggente istante nel quale voi dovrete prestare attenzione non solo al canestro ma anche ai giocatori intorno a voi, e all’equilibrio e alla postura che vi metterà in grado di eseguire un utile lancio. I migliori giocatori sono quelli che prestano attenzione alla posizione continuamente mutevole dei loro compagni di squadra e a quella deli avversari. Per la maggior parte del tempo, la loro concentrazione è diretta verso un’area o uno spazio molto vasto; il canestro è mantenuto sfumato nello sfondo della consapevolezza, da dove può, alla più sfuggente opportunità, diventare il centro dell’attenzione.

L’attenzione migliore e più utile è qualcosa di simile a ciò che facciamo quando leggiamo. Quando vediamo la pagina intera non possiamo percepire alcun contenuto, anche se possiamo dire se la pagina è scritta in inglese o in una lingua che non possiamo leggere. Per leggere dobbiamo focalizzarci su una porzione minuta della pagina, neppure un’intera riga, forse meramente una singola parola, se ci è familiare ed è abbastanza corta. Se siamo del lettori esperi, continueremo a cogliere una parola dopo l’altra, o gruppi di parole attraverso la nostra visione maculare, che è effettuata da una minuscola porzione della retina, con una risoluzione sufficientemente buona da distinguere chiaramente i caratteri piccoli.

Il modo utile, quindi, di usare la nostra attenzione è, nella maggioranza dei casi, simile a ciò che avviene nella lettura. Si dovrebbe percepire lo sfondo l’intera pagina) indistintamente e imparare a focalizzarsi con precisione sul punto interessato (concentrazione) rapidamente prima del successivo cosicché leggere fluentemente significa leggere da 200 a 1000 parole al minuto, come sono in grado di fare alcune persone.

Perciò non concentratevi ma piuttosto badate bene all’intera situazione, al vostro corpo, all’ambiente che vi circonda, passando in rassegna la totalità sufficientemente da diventare consapevoli di ogni cambiamento o differenza, concentrandovi solo di qual tanto che vi premette di percepirlo.

In generale non è ciò che facciamo che è importante, ma come lo facciamo, Così noi possiamo rifiutare gentilmente e accettare maleducatamente. Dobbiamo anche ricordare che questa generalizzazione non è una legge, e come altre generalizzazioni, non è sempre vera.

 

Non diciamo all’inizio ciò che sarà lo stadio finale

Noi siamo così addestrati o vincolati dai metodi educativi prevalenti che quando sappiamo ciò che ci viene chiesto ci precipitiamo a capofitto per raggiungerlo, per paura di fare brutta figura, senza tener conto di quanto ci costa fare così. Nel nostro sistema è stata installata l’idea che non dobbiamo essere gli ultimi della classe. Ci morderemo le labbra tratterremo il respiro e ci contorceremo faticosamente in modo brutto, per raggiungere qualcosa non avendo una chiara idea di come mobilitarci a questo scopo. Il risultato è uno sforzo eccessivo, una tensione dolorosa e una esecuzione brutta. Riducendo il bisogno di raggiungere un traguardo, e badando anche ai mezzi usati nel raggiungerlo, noi impariamo più facilmente. Nel cercare di raggiungere qualcosa noi perdiamo l’incentivo all’apprendimento e, perciò, accettiamo un livello più basso del potenziale di cui siamo dotati. Quando ritardiamo il raggiungimento finale badando in modo efficiente ai mezzi che impieghiamo, noi ci collochiamo su un livello più alto di raggiungimento, se siamo consapevoli che questo è ciò che stiamo facendo. Sapendo cosa si deve raggiungere prima di aver imparato a imparare, noi possiamo raggiungere solo il limite della nostra ignoranza, che è spesso generale. Tali limiti sono intrinsecamente più bassi di quelli che possiamo prevedere dopo che abbiamo imparato di più.

 

Fate un po’ meno di ciò che potete

Facendo un po’ meno di ciò che potete realmente fare otterrete una esecuzione migliore di quella che in un primo tempo potete concepire. Quando state imparando fate un po’ meno del vostro massimo. In questo modo collocherete il primato per voi possibile su un gradino più alto.

La saggezza di fare un po’ meno di ciò che si può realmente fare spinge il primato per voi raggiungibile sempre avanti nel mentre vi ci avvicinate, similmente all’orizzonte che retrocede quanto più ci avviciniamo ad esso.

Capirete ora perché nelle nostre lezioni ci sentite dire “Abbassate le ginocchia in direzione del pavimento” e non “Cercate di toccare il pavimento con le ginocchia”. Questo non farà alcuna differenza per qualcuno che è già oltre ogni miglioramento; ma vi convincerete che farà una differenza sostanziale, ricordandovi di tenervi fuori dallo stress e di darvi una possibilità reale di imparare a imparare